Momenti di tensione e grande apprensione hanno preceduto la tradizionale processione della Macchina di Santa Rosa: per la prima volta nella memoria recente, il trasporto si è svolto con le luci pubbliche accese, una scelta straordinaria adottata a seguito dell’arresto di due uomini di origine turca, fermati dalla Digos in possesso di armi automatiche ed esplosivi, a pochi passi dal percorso storico dell’evento.
Il blitz della Digos: armi e sospetti terrorismo
Nel pomeriggio del 3 settembre, in un bed & breakfast situato nella zona alta del centro storico – strategicamente lungo il tragitto del corteo – sono stati arrestati due cittadini turchi. L’operazione ha portato al sequestro di un arsenale militare: una mitragliatrice, pistole, munizioni e componenti riconducibili a potenziali ordigni esplosivi.
Le autorità ipotizzano che l’obiettivo dell’azione potesse essere la folla o la stessa Macchina di Santa Rosa, simbolo religioso e civile di Viterbo – patrimonio UNESCO dal 2013 – trasportata ogni anno con grande devozione.
Sicurezza massima e modifiche alla tradizione
Il rischio concreto ha indotto le forze dell’ordine a reagire con un piano straordinario: convocate le unità speciali come i Nocs, impiegate unità cinofile antisabotaggio, schierati cecchini sui tetti e attivato un comitato per la sicurezza pubblica
Per la prima volta, parte del percorso è stata illuminata: la tradizione – che prevede l’oscurità totale per enfatizzare la luce della torre – è stata temporaneamente sospesa per tutelare incolumità e ordine pubblico.
Autorità al sicuro, tensione sotto controllo
Tra le figure di rilievo presenti, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato trasferito in una caserma per protezione, mentre altre personalità tra cui la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna e il ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno assistito alla processione da punti privilegiati. L’ambasciatore israeliano, inizialmente atteso, è stato invitato a non partecipare all’evento.
Reazioni istituzionali
Il ministro Tajani ha voluto ringraziare le forze dell’ordine:
“Congratulazioni alle forze dell’ordine, al sindaco e al prefetto, che hanno garantito in sicurezza e senza panico il trasporto della Macchina… Spero che questo episodio sia un monito per chi alimenta odio con linguaggio violento.”
La premier Giorgia Meloni si è unita al plauso, evidenziando l’importanza del pronto intervento:
“Un’operazione decisiva, che ha permesso di celebrare in sicurezza un evento unico riconosciuto dall’UNESCO… un patrimonio secolare profondamente sentito dai viterbesi.”
Contesto e scenari
Le prime indagini suggeriscono un legame con la rete criminale del boss turco Baris Boyun, già al centro di arresti precedenti a Viterbo. Si ipotizza che i due arrestati facessero parte di una cellula più ampia. Al momento, si esclude una matrice terroristica, ma un fascicolo per traffico d’armi è stato già aperto.
L’evento – da sempre simbolo di fede, tradizione e comunità – ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Guidata dalla volontà di proteggere migliaia di partecipanti, la scelta di accendere le luci ha segnato un momento epocale: sicurezza al primo posto, anche a costo di alterare simboli sacri della tradizione. In un mondo colpito da nuove minacce, la protezione della collettività può richiedere sacrifici perfino sulle pratiche che segnano l’identità culturale di una città.
