Milano, il gip: “I conflitti di interesse di Marinoni erano noti alla Giunta Sala e creati consapevolmente”

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Secondo il giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini, il Comune di Milano — nella figura dell’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e della Giunta guidata dal sindaco Beppe Sala — era perfettamente a conoscenza dei conflitti di interesse che coinvolgevano l’architetto Giuseppe Marinoni, nominato presidente della Commissione Paesaggio. Una conversazione intercettata tra lo stesso assessore e Marinoni, datata 19 giugno 2024, dimostrerebbe la piena consapevolezza della sua incompatibilità. Tancredi, infatti, afferma testualmente: «Forse sarebbe bene anche con un vice o un delegato, perché tu non puoi partecipare all’esame per il conflitto di interessi». Una frase che per il gip è la prova non solo della conoscenza dei conflitti, ma anche del tentativo di aggirare le norme che regolano la pubblica amministrazione, indirizzando la partecipazione verso il vicepresidente Giovanni Oggioni, poi anch’egli arrestato.

L’inchiesta, che ha portato all’arresto dello stesso Tancredi (poi dimessosi), di Marinoni, di Oggioni, dell’architetto Alessandro Scandurra, dello sviluppatore Manfredi Catella e dei costruttori Federico Pella e Andrea Bezziccheri, ruota attorno a un presunto sistema di corruzione e favoritismi nelle pratiche urbanistiche. Secondo il giudice, la Commissione Paesaggio — interamente composta da professionisti attivi sul territorio — veniva influenzata attraverso “un occhio di riguardo” in favore di grandi costruttori privati, i quali beneficiavano di anticipazioni, informazioni privilegiate e decisioni pilotate.

Nel suo interrogatorio, Tancredi aveva negato di essere a conoscenza dei legami tra Marinoni e la J+S spa di Federico Pella, affermando di aver confidato nella correttezza del presidente della Commissione Paesaggio, che avrebbe dovuto astenersi nei casi di potenziale conflitto. Ma le dichiarazioni dello stesso Pella, secondo cui Marinoni si accaparrava il 70-80% delle commesse, dipingono l’architetto come figura centrale e “occulta” nella pianificazione urbana a vantaggio dei propri partner commerciali. Marinoni non sarebbe stato solo un tecnico, ma un facilitatore strategico grazie ai suoi rapporti politici e istituzionali.

Il gip evidenzia anche un altro passaggio chiave dell’indagine: la Giunta milanese, nel gennaio 2023, aveva conferito a Marinoni — ancora presidente della Commissione — il patrocinio gratuito del Comune per uno studio sulla riqualificazione degli snodi urbani principali, pur sapendo che lo stesso Marinoni collaborava come architetto con imprese costruttrici coinvolte nelle aree oggetto dello studio. Uno studio che il giudice definisce “apparentemente accademico ma in realtà a vocazione speculativa”.

A rendere ancora più pesante la situazione è il fatto che, secondo l’accusa, il sindaco Beppe Sala risulterebbe coindagato per concorso nelle false dichiarazioni di Marinoni in merito all’assenza di conflitti d’interesse. Un elemento che, se confermato, potrebbe ampliare ulteriormente l’impatto politico e giudiziario del caso.