Solo una minoranza degli italiani è pronta a combattere, mentre cresce la spesa per la difesa

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Un’indagine del Censis disegna un’Italia divisa tra paura della guerra, rifiuto del conflitto armato e scetticismo verso gli alleati storici. Solo il 16% degli italiani si dichiara disponibile a imbracciare le armi in caso di guerra, con una differenza netta tra uomini (21%) e donne (12%). La maggioranza preferisce posizioni pacifiste o soluzioni alternative, come l’impiego di soldati professionisti stranieri o la fuga dai territori a rischio. Nella fascia tra i 18 e i 45 anni, la risposta prevalente all’ipotesi di conflitto è la preparazione alla sopravvivenza, con scorte alimentari e rifugi antiaerei piuttosto che l’idea di armarsi per difesa personale. La spesa militare italiana è cresciuta del 46% negli ultimi dieci anni, raggiungendo nel 2024 i 35,6 miliardi di dollari, pari all’1,5% del Pil, ma rimane inferiore rispetto a quella di altri Paesi Nato come Stati Uniti, Norvegia e Polonia. Nonostante l’aumento degli investimenti, solo un quarto degli italiani è favorevole a ulteriori incrementi della spesa militare, anche a costo di ridurre fondi per sanità e welfare, e appena l’11% sostiene la dotazione dell’arma nucleare per il Paese. Il quadro che emerge è quello di un’Italia che cresce nella capacità difensiva, ma mantiene forte un sentimento di neutralità e cautela verso la guerra.