Due cittadini italiani risultano attualmente detenuti presso il controverso centro di detenzione per migranti in Florida noto come “Alligator Alcatraz”, una struttura situata a circa 80 chilometri da Miami e circondata da paludi infestate da alligatori. La prigione è stata fortemente voluta dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che l’ha definita un deterrente naturale contro i tentativi di fuga.
La Farnesina ha confermato che si tratta di Fernando Eduardo Artese, 63 anni, con doppia cittadinanza italiana e argentina, e del siciliano Gaetano Cateno Mirabella Costa, 45 anni. Il Consolato Generale d’Italia a Miami e l’Ambasciata italiana a Washington stanno seguendo il caso da vicino. Artese è stato arrestato a fine giugno mentre tentava di rientrare in Argentina, mentre Mirabella Costa è stato trasferito nel centro lo scorso 9 luglio, dopo aver scontato una pena detentiva in Florida.
Artese ha rilasciato dichiarazioni al Tampa Bay Times, denunciando condizioni disumane nella struttura e definendola “un campo di concentramento”. Secondo il suo racconto, era entrato negli Stati Uniti quasi dieci anni fa con passaporto italiano e senza visto, rimanendo oltre i 90 giorni consentiti. La sua permanenza irregolare è proseguita fino al fermo del 25 giugno da parte della polizia per non essersi presentato a un’udienza legata a una multa per guida senza patente. Sei giorni dopo è stato preso in custodia dall’ICE e trasferito nella struttura.
Mirabella Costa, invece, è stato arrestato il 3 gennaio 2025 con l’accusa di possesso di sostanze stupefacenti senza prescrizione medica e aggressione a una persona anziana. Dopo la condanna a sei mesi di carcere nella Contea di Marion, è stato sottoposto a procedimento di deportazione per violazione delle norme migratorie.
“Alligator Alcatraz” è finito al centro di numerose polemiche e proteste, soprattutto dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Guardian e del Miami Herald, che hanno riportato testimonianze di abusi, carenze igieniche, maltrattamenti e detenzioni arbitrarie. Secondo il Miami Herald, almeno 250 dei 700 detenuti non hanno precedenti penali e sono reclusi unicamente per violazioni amministrative delle leggi migratorie.
Una delegazione di legislatori statunitensi ha visitato recentemente il centro e ha denunciato condizioni “disumane”, riferendo anche il grido di un detenuto che affermava di essere cittadino statunitense. Organizzazioni per i diritti umani e ambientalisti hanno sollevato dubbi sulla legalità della struttura, accusando le autorità della Florida di averla costruita su terreni protetti all’interno delle Everglades.
Donald Trump ha difeso la prigione, definendola necessaria per contenere “psicopatici squilibrati” e “le persone più feroci del pianeta”, in attesa di deportazione nei paesi d’origine o in destinazioni terze. Le autorità locali, dal canto loro, respingono ogni accusa, sostenendo che il centro è conforme agli standard legali vigenti.
