Dopo oltre tre anni di detenzione in Costa d’Avorio, l’ingegnere italiano Maurizio Cocco, originario di Fiuggi, è stato finalmente scarcerato. La sua liberazione è avvenuta grazie al pagamento di una cauzione di 300.000 euro, versata dalla famiglia con il supporto dell’Ambasciata d’Italia ad Abidjan.
La vicenda giudiziaria
Cocco era stato arrestato nel giugno 2022 con l’accusa di narcotraffico e riciclaggio. Tuttavia, le accuse sono state successivamente ritirate per mancanza di prove. Nel maggio 2024, è stato condannato a due anni di reclusione per frode fiscale, pena che aveva già scontato durante la detenzione preventiva. Nonostante ciò, è rimasto in carcere a causa di ulteriori accuse di riciclaggio, che sono state successivamente stralciate. La sua liberazione è stata ostacolata da una cauzione inizialmente fissata a 1,5 milioni di euro, successivamente ridotta a 300.000 euro.
Il ruolo dell’Ambasciata italiana
L’Ambasciata d’Italia ha seguito da vicino il caso, fornendo assistenza consolare e monitorando le condizioni di detenzione di Cocco. I diplomatici italiani hanno effettuato visite regolari al carcere di Abidjan e hanno partecipato come osservatori alle udienze processuali. La scarcerazione è stata possibile grazie all’intervento diretto dell’Ambasciata, che ha facilitato il pagamento della cauzione.
Condizioni di detenzione
Durante la sua detenzione, Cocco ha subito gravi problemi di salute, tra cui un ictus, la malaria e una significativa perdita di peso. Le condizioni carcerarie erano particolarmente difficili, con un sovraffollamento che ha compromesso ulteriormente la sua salute. La sua famiglia ha lanciato più volte appelli alle autorità italiane per sollecitare un intervento.
Reazioni e prossimi passi
La famiglia di Cocco ha espresso sollievo per la sua liberazione, ma ha anche sottolineato le difficoltà affrontate durante questi anni. Il figlio di Cocco ha dichiarato sui social: «Il tempo tende a ristabilire la verità». Ora, Cocco potrà fare ritorno in Italia e riprendere la sua vita, lontano dalle difficoltà incontrate in Costa d’Avorio.
