Terzo diniego al suicidio assistito: Martina Oppelli pronta a rivolgersi alla Svizzera

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 Martina Oppelli, architetta 49enne di Trieste affetta da sclerosi multipla progressiva, ha ricevuto il terzo rifiuto da parte dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) alla sua richiesta di accesso al suicidio assistito. Nonostante le sue condizioni di salute siano in netto peggioramento, l’ASUGI ha sostenuto che non è mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, requisito fondamentale secondo la normativa italiana per accedere a tale procedura. 


 Le motivazioni del rifiuto

Secondo l’ASUGI, la commissione medica ha valutato che, nonostante il peggioramento delle condizioni di Martina, non sussistono i presupposti per considerarla mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, come previsto dalla sentenza n. 135/2024 della Corte Costituzionale. Tale interpretazione esclude l’assistenza continua necessaria per le sue funzioni vitali, come l’uso della macchina della tosse e l’assistenza per le funzioni biologiche quotidiane.


 La possibile scelta della Svizzera

Di fronte al persistente rifiuto da parte delle istituzioni italiane, Martina ha dichiarato di valutare seriamente la possibilità di recarsi in Svizzera per accedere alla morte volontaria assistita. “Se non potrò morire a casa mia, andrò in Svizzera”, ha affermato, sottolineando la sua volontà di “morire col sorriso” nel paese in cui ha scelto di vivere e dove ha sempre pagato le tasse.


 Le azioni legali intraprese

Martina ha intrapreso azioni legali contro l’ASUGI, denunciando i medici per rifiuto di atti d’ufficio e tortura. Secondo la sua legale, l’avvocata Filomena Gallo, le condotte dell’azienda sanitaria ledono la dignità di Martina, costringendola a un trattamento inumano e degradante. L’associazione Luca Coscioni, che supporta il caso, ha sottolineato che la negazione dell’accesso al suicidio assistito, nonostante le evidenti sofferenze della paziente, rappresenta una violazione dei suoi diritti fondamentali.


 L’appello di Martina

In un video messaggio, Martina ha rivolto un appello ai parlamentari italiani, esprimendo il desiderio di poter scegliere liberamente la fine della sua vita, nel rispetto della sua dignità. “Vorrei morire col sorriso sul viso, nel Paese dove ho scelto di vivere”, ha dichiarato, evidenziando la contraddizione tra la sua sofferenza quotidiana e l’impossibilità di accedere a una morte assistita nel proprio paese.


Il caso di Martina Oppelli solleva interrogativi sulla legislazione italiana riguardo al suicidio assistito e alla morte volontaria assistita. Nonostante le sentenze della Corte Costituzionale, le interpretazioni restrittive delle normative continuano a negare a persone in condizioni estreme la possibilità di scegliere liberamente la fine della propria vita. La vicenda di Martina evidenzia la necessità di un aggiornamento normativo che rispetti i diritti individuali e la dignità delle persone malate.