Il 2025 si sta già rivelando un anno critico per il clima in Italia: secondo i dati aggiornati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono stati 110 gli eventi meteo estremi registrati nel Paese da gennaio a oggi. Tra questi si contano nubifragi, alluvioni lampo, grandinate record, trombe d’aria e ondate di calore anomalo, distribuiti da Nord a Sud.
Nonostante l’apparente anomalia, molti climatologi ricordano che fenomeni simili esistono da millenni, e fanno parte della naturale variabilità del clima terrestre, osservata fin dall’era glaciale. Tuttavia, a preoccupare oggi è la frequenza e l’intensità crescente con cui si manifestano.
Dal Veneto alla Sicilia: mappa dei fenomeni estremi in Italia
Tra gli episodi più rilevanti del 2025:
- Le alluvioni lampo in Veneto a marzo, con esondazioni improvvise che hanno colpito Treviso e Vicenza.
- Le forti grandinate in Puglia e Calabria ad aprile, con chicchi di ghiaccio grandi come noci.
- Le ondate di calore precoce in Sicilia a maggio, con picchi oltre i 38°C già nella prima metà del mese.
- Le trombe d’aria in Emilia-Romagna, che hanno causato danni ingenti a edifici e coltivazioni.
Secondo il report, oltre 70 comuni italiani hanno subito almeno un evento climatico estremo nei primi cinque mesi dell’anno, con conseguenze economiche, ambientali e sociali sempre più gravi.
Gli scienziati: “Eventi estremi esistono da sempre, ma ora cambiano frequenza e impatto”
Numerosi studiosi di climatologia concordano sul fatto che eventi meteo estremi si siano sempre verificati sul pianeta, anche in epoche molto lontane. Dall’era glaciale alle fasi interglaciali, la Terra ha vissuto forti sbalzi termici e fenomeni violenti.
“È vero che la natura ha sempre prodotto eventi estremi,” spiega il climatologo Stefano Rossi. “Ma oggi assistiamo a un’accelerazione legata ai cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Le temperature medie più alte intensificano le piogge, alimentano i venti e rendono i fenomeni più pericolosi.”
In sostanza, non è la presenza in sé degli eventi a essere anomala, ma la loro concentrazione, estensione e impatto crescente su territori fragili e urbanizzati.
Italia più vulnerabile: urbanizzazione e scarsa prevenzione
La crescente vulnerabilità dell’Italia è legata anche a fattori antropici: urbanizzazione incontrollata, cementificazione, scarsa manutenzione del territorio e ritardi nei piani di adattamento climatico. Molti comuni non dispongono ancora di un piano di gestione del rischio idrogeologico, aumentando il pericolo per popolazione e infrastrutture.
