In Calabria il sistema ospedaliero è in piena emergenza. L’83% dei posti letto nei reparti di Medicina interna risulta attualmente in overbooking, mentre quasi il 100% delle strutture denuncia una cronica carenza di personale. A fotografare questa situazione allarmante è un sondaggio condotto tra marzo e aprile 2024 dalla Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, che evidenzia come la crisi sia ormai strutturale.
Secondo i dati della survey, nessuna unità operativa registra un tasso di utilizzo dei posti letto inferiore al 70%. L’83% dei reparti ha superato il 100% della capienza, costringendo i pazienti a stazionare su lettighe nei corridoi, separati solo da paraventi, in condizioni che mettono a dura prova dignità e privacy. Il tutto, in un contesto in cui la carenza di personale è praticamente universale, con medici e infermieri costretti a lavorare a ritmi insostenibili.
A peggiorare il quadro contribuisce l’elevata incidenza di ricoveri impropri: un paziente su quattro viene ricoverato quando potrebbe essere assistito sul territorio, se solo la presa in carico fosse più efficace. La rete di medicina territoriale, ancora troppo fragile e basata prevalentemente su medici di famiglia sovraccarichi, non riesce a offrire un’alternativa valida all’ospedalizzazione.
A questi numeri si somma la scarsa prevenzione. Secondo Fadoi, il 22% dei ricoveri è attribuibile alla mancata prevenzione, causata da stili di vita inadeguati, scarsa aderenza agli screening e basse coperture vaccinali, aggravati dal più basso finanziamento pubblico d’Europa in questo ambito.
La riforma della sanità territoriale, con Case e Ospedali di comunità da realizzare entro giugno 2026 per non perdere i fondi del Pnrr (pari a 2 miliardi), procede a rilento. I medici, sebbene cautamente ottimisti, esprimono dubbi sulla reale capacità delle nuove strutture di ridurre i ricoveri: il 67% ritiene che le Case di comunità possano funzionare, ma solo se ben organizzate; l’83% è favorevole agli ospedali di comunità gestiti da infermieri. Tuttavia, il 16% degli interpellati teme che non porteranno alcun miglioramento concreto.
La crisi ha anche conseguenze sull’attività scientifica: il 33% dei medici internisti dichiara di non avere più tempo per fare ricerca, mentre un altro 34% riesce a dedicarsi meno di quanto vorrebbe.
“La Calabria rispecchia e amplifica molte delle criticità presenti a livello nazionale”, ha dichiarato Desirée Addesi, presidente Fadoi Calabria. “Dopo anni di commissariamento, piani di rientro e tagli, mancano almeno 2.500 unità tra medici e infermieri. Il personale rimasto lavora in condizioni estreme, con inevitabili ricadute sulla qualità dell’assistenza”. Un aiuto, seppur temporaneo, è arrivato dal contingente di medici cubani, il cui contratto è stato esteso fino al 2027.


