L’ultimo saluto di Montecitorio a Papa Francesco, scomparso nei giorni scorsi, si trasforma in un momento di riflessione ma anche di forte tensione politica. L’omaggio in Aula ha visto un consenso unanime solo in alcuni passaggi, come nella citazione di Matteo Renzi, che ha evocato Fabrizio De André: “Nel vedere quest’uomo che muore, madre io provo dolore, madre ho imparato l’amore”. Per il resto, il ricordo del Pontefice ha messo in luce profonde divisioni tra maggioranza e opposizione.
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha accusato apertamente il governo: “Papa Francesco non merita l’ipocrisia di chi deporta i migranti, nega l’emergenza climatica e toglie i soldi ai poveri”. A queste parole, la premier Giorgia Meloni ha reagito visibilmente contrariata, portandosi una mano sul volto.
Anche il leader del M5S Giuseppe Conte ha parlato di “ipocrisia”, criticando chi ora celebra il Papa ma ha ignorato i suoi appelli contro l’odio e la guerra. Il suo ricordo si è concentrato sull’impegno del Pontefice per la pace, citando in particolare la sua posizione su Gaza e le parole pronunciate durante la pandemia: “Nessuno si salva da solo”.
Sul fronte opposto, la presidente del Consiglio ha reso omaggio a Papa Francesco con un discorso personale e istituzionale: “Un grande uomo e un grande pontefice, che ha saputo essere determinato, ma anche vicino alle persone, senza barriere”. Meloni ha ricordato con gratitudine la partecipazione storica del Papa al G7, sottolineando alcuni insegnamenti che porterà con sé: “La politica serve, soprattutto nei momenti difficili, se si agisce per il bene comune” e “La diplomazia è un esercizio di umiltà”. Il consiglio più prezioso, ha rivelato, è stato: “Non perda mai il senso dell’umorismo”.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha definito Francesco “un pastore tra la gente”, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa ha evidenziato il vuoto lasciato “per i cattolici e l’intera comunità internazionale”. Dopo un minuto di silenzio, l’Aula si è unita in una lunga standing ovation.
Durante gli interventi dei gruppi parlamentari, si sono manifestate altre fratture. Il PD ha applaudito gli interventi di Galeazzo Bignami (FdI), che ha ricordato la neutralità politica del Papa, e di Simonetta Matone (Lega), che lo ha definito “spiazzante e imprevedibile, ma anche profondamente politico”. Nessun applauso, invece, per Maurizio Gasparri (FI), che ha attaccato “le tante ipocrisie di chi ora lo cita, ma non ha mai seguito la fede”.
La commemorazione si è svolta tra il voto di fiducia sul decreto bollette e la discussione sul decreto P.A., in un’Aula semideserta alla vigilia del 25 aprile. Alcuni momenti di leggerezza nel Transatlantico – come un selfie ironico tra parlamentari – hanno stonato con la sobrietà richiesta dai cinque giorni di lutto nazionale.
In conclusione, la commemorazione parlamentare ha mostrato quanto Papa Francesco sia stato una figura amata, ma anche profondamente divisiva nel panorama politico, capace di lasciare un’eredità morale che continua a interpellare coscienze e istituzioni.
