Il Myanmar è stato colpito da un violento terremoto di magnitudo 7.7, che potrebbe aver causato oltre 10.000 morti, secondo le stime di funzionari statunitensi citati dalla CNN. Attualmente, il bilancio ufficiale conta più di 1.000 vittime nel Paese e almeno 10 in Thailandia, con un numero imprecisato di dispersi e oltre 2.400 feriti. La giunta militare ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché fornisca aiuti umanitari.
Secondo l’Istituto geosismico statunitense (USGS), nelle ultime 24 ore si sono registrate tra 10 e 11 scosse minori di magnitudo compresa tra 4.1 e 4.5, con epicentro principalmente nella zona centrale del Myanmar, attraversata dalla faglia di Sagaing, che include anche la capitale Naypyidaw. Il sisma principale, avvenuto ieri, è stato seguito da un’altra scossa di magnitudo 6.4, propagandosi fino alla Thailandia, alla Cina, al Laos e al Vietnam.
Era poco prima dell’una di pomeriggio quando il Myanmar è stato colpito dalla prima scossa. Il boato, il crollo degli edifici e il panico della popolazione sono stati seguiti da un secondo terremoto devastante. L’epicentro è stato localizzato 16 km a nordovest di Saigang, lungo la faglia che attraversa il Paese da nord a sud, a soli 10 km di profondità.
Le conseguenze sono drammatiche. A Bangkok, in Thailandia, è crollato un grattacielo di 30 piani ancora in costruzione, seppellendo decine di operai e causando almeno 9 vittime. In Myanmar, il numero dei dispersi è ancora incalcolabile a causa delle comunicazioni interrotte e delle macerie che intrappolano centinaia di persone. Gli esperti temono che il bilancio delle vittime aumenti drasticamente nelle prossime ore.
La portata del disastro ha spinto la giunta militare, isolata dal colpo di stato del 2021, a chiedere aiuto alla comunità internazionale. Il leader Min Aung Hlaing ha dichiarato di aver “aperto tutte le vie agli aiuti stranieri”, ricevendo immediata disponibilità dall’India, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha attivato il proprio sistema di gestione delle emergenze, mentre Papa Francesco ha espresso il suo dolore per la tragedia.
A Naypyidaw, 96 persone sono state confermate morte e centinaia di feriti sono stati ricoverati in condizioni critiche. Tuttavia, il pronto soccorso principale è crollato, costringendo i medici a prestare soccorso all’aperto. La situazione è critica anche a Mandalay, seconda città del Paese, dove sono crollati ospedali, hotel e infrastrutture fondamentali. A causa del conflitto interno in Myanmar, i soccorsi sono scarsi e le operazioni di emergenza risultano estremamente difficoltose.
Le autorità hanno dichiarato lo stato d’emergenza in sei delle sette regioni del Paese: Sagaing, Mandalay, Magway, lo Stato Shan nord-orientale, Naypyidaw e Bago. Strade e ponti sono stati gravemente danneggiati, rendendo ancora più complessi gli interventi di salvataggio. A Taungoo, una ventina di bambini sono rimasti intrappolati sotto le macerie di una scuola: secondo fonti locali, almeno cinque di loro sono stati estratti senza vita.
Il terremoto è il più potente registrato in Myanmar dal 1946 ed è stato 300 volte più forte di quello che colpì Amatrice nel 2016, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il bilancio, ancora provvisorio, rischia di aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore, mentre il Myanmar affronta una delle peggiori catastrofi della sua storia recente.
