Un’importante inchiesta sul traffico di cocaina ha scosso il Belgio, coinvolgendo anche Radja Nainggolan, ex calciatore di Roma e Inter, ora tesserato con il Lokeren-Temse. L’indagine ha portato all’arresto di 15 persone, al sequestro di 2,7 kg di cocaina, 370 mila euro in contanti, giubbotti antiproiettile e diverse armi, tra cui tre da fuoco.
Nainggolan è stato interrogato per circa tre ore dopo l’arresto, trascorrendo la notte in carcere. Il suo avvocato, Omar Souidi, ha dichiarato che il calciatore ha collaborato pienamente rispondendo a tutte le domande e ha ribadito che il suo assistito non è il principale indiziato. Oggi l’ex nazionale belga comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari per fare chiarezza sulla sua posizione.
Secondo quanto riportato dai media belgi, l’indagine si concentra sul traffico di droga dal Sud America, distribuita successivamente attraverso il porto di Anversa. Nainggolan è stato collegato a un presunto caso di riciclaggio di denaro derivante dalla vendita di stupefacenti. Tra i beni sequestrati figura un’auto di proprietà del giocatore, una macchina elettrica con targa personalizzata.
Al momento delle perquisizioni nella sua abitazione di Eilandje, quartiere di Anversa, il calciatore non era presente. L’immobile, dal valore stimato di 2 milioni di euro e attualmente in vendita, era occupato da un’amica che lo ha avvisato dell’intervento delle autorità. Nainggolan, quella notte, si trovava con la sua fidanzata.
Un dettaglio che ha attirato l’attenzione dei media è la connessione con un suo socio d’affari, Ibrahim Ahmadoun, già condannato nel 2016 negli Stati Uniti per traffico di droga in un caso legato all’organizzazione Hezbollah.
L’inchiesta è in pieno svolgimento, e il principio di presunzione di innocenza vale per tutti gli indagati fino a una sentenza definitiva. Tuttavia, l’eco mediatico e le implicazioni personali e professionali di Nainggolan rendono questa vicenda particolarmente rilevante.
