Il pensiero di Runciman sull’idea che “il mondo è artificiale da tempo” esplora la concezione che la distinzione tra “naturale” e “artificiale” non sia così netta come spesso viene percepita. Runciman, noto storico e sociologo, sostiene che l’umanità ha da sempre modificato l’ambiente in cui vive, e che la “naturalità” è un concetto che si è evoluto nel tempo.
Secondo Runciman, cercare di tornare alla “naturalezza” è una visione illusoria e, in definitiva, assurda. La nostra civiltà, sin dai suoi primi stadi, ha creato e adattato tecnologie e strutture sociali che sono lontane da un’esistenza puramente naturale. Le modifiche all’ambiente, all’organizzazione sociale, all’economia, e persino alla genetica umana, fanno parte del percorso storico dell’umanità. Il mondo in cui viviamo oggi è il prodotto di questi processi evolutivi e tecnici, e non si può considerare “naturale” nel senso tradizionale del termine.
Inoltre, Runciman suggerisce che la ricerca incessante della “naturalezza” potrebbe impedire l’innovazione e il progresso. Le trasformazioni che vengono percepite come artificiali sono, in effetti, parte del continuo adattamento dell’uomo al proprio ambiente. Il punto di vista di Runciman invita a riconoscere che l’artificio, in un certo senso, è intrinseco alla nostra esistenza, e cercare di sfuggirne può essere una forma di rifiuto della realtà in cui viviamo.

