Esplosione in Kosovo danneggia acquedotto: il governo accusa la Serbia, arresti e sequestri

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Un’esplosione ha gravemente danneggiato un acquedotto nel nord del Kosovo, un’infrastruttura vitale per l’approvvigionamento idrico di migliaia di abitanti e per il raffreddamento di due centrali termoelettriche. Le autorità kosovare hanno definito questo attacco come il “peggiore alle infrastrutture” del paese dalla fine della guerra, accusando la Serbia di essere responsabile. Tuttavia, Belgrado ha respinto queste accuse.

Il ministro degli Interni del Kosovo, Xhelal Svecla, ha dichiarato che l’esplosione non è stata casuale, ma piuttosto un atto pianificato da “organizzazioni terroristiche professionali”. Nella stessa giornata, la polizia kosovara ha effettuato blitz in 10 località, arrestando 8 persone sospettate di aver partecipato ad attività criminali e terroristiche. Sono stati anche sequestrati numerosi strumenti, tra cui 200 uniformi militari, 6 lanciagranate, due fucili, una pistola, maschere e coltelli.

Il governo kosovaro accusa la Serbia di aver orchestrato l’attacco al canale Ibar-Lepenac, che fornisce acqua potabile a centinaia di migliaia di persone nel nord del paese e parte della capitale Pristina. L’acqua è inoltre essenziale per il raffreddamento delle centrali termoelettriche, il cui fermo causerebbe un blackout su larga scala. Sebbene l’esplosione non abbia avuto effetti diretti sulla produzione di energia, ha causato gravi interruzioni nell’approvvigionamento idrico. La Serbia, però, ha negato ogni coinvolgimento nell’attacco.